Cannabis e Psicosi: emergono nuovi pericolosi legami
Cannabis e Psicosi: emergono nuovi pericolosi legami Email



Panoramica


L'uso continuativo di cannabis negli anni potrebbe causare una sofferenza mentale di grave entità (cosiddetta psicosi).

In altre parole: in una percentuale non indifferente di persone potrebbe indurre un disturbo mentale per il quale diverrebbe necessario un intervento sanitario psichiatrico.

Non si può ovviamente avere la certezza che questo avvenga, perché, come in tutte le patologie, sono numerosi i fattori in gioco. Tuttavia osservando una fetta piuttosto ampia di popolazione è innegabile che parte di questa, se non avesse fatto un uso continuativo di cannabis non avrebbe sviluppato un disturbo mentale.

Ma perché la cannabis sarebbe in grado di produrre tali effetti? La risposta è semplice ed al contempo complessa: tutti possiamo vivere un'esperienza di disagio mentale, anzi si può dire che forse nessuno nella vita non farà i conti, prima o poi, con tale evento in modo più o meno lieve. Ma si tratta di situazioni che regrediscono spontaneamente.

L'eccesso di cannabis inciderebbe proprio su questo aspetto: impedirebbe il normale ripristino dell'attività cerebrale e di conseguenza delle funzioni del cervello stesso.

Di questo, secondo l'autrice della ricerca Rebecca Kuepper dovrebbero essere ben consapevoli soprattutto gli adolescenti ed i loro genitori. Durante l'adolescenza, infatti, il cervello è ancora in piena evoluzione, con enormi potenzialità di sviluppo (la cosiddetta plasticità neurale).

La dipendenza da cannabis troppo spesso sottovalutata anche dagli specialisti può compromettere in modo grave tale sviluppo.


 

 

Approfondimento

 

 

Prima di iniziare... un chiarimento su alcuni termini


La psicosi è l’equivalente di quella condizione definita comunemente “malattia mentale”. Stiamo parlando di una ampia gamma di patologie che hanno però in comune tra loro almeno alcuni sintomi.

La definizione di psicosi utilizzata nel principale manuale diagnostico, il DSM IV, fa riferimento alla presenza di deliri e/o allucinazioni.

I primi si riferiscono a convinzioni della persona decisamente errate, che portano a pensieri ed espressioni verbali slegate dalla realtà, il cui contenuto può essere di diverso genere: esistono deliri di persecuzione (persone che sono convinte di essere ingannate, spiate, oggetto di complotti), oppure di tipo mistico o ancora di grandiosità.

Va detto che è importante non confondere il delirio con una convinzione molto radicata: il primo “non cede” neanche di fronte alle più evidenti prove, la seconda si.

Le allucinazioni sono percezioni solitamente uditive o visive slegate dall’ambiente. Le allucinazioni uditive sono le più diffuse e vengono percepite come voci che commentano o criticano l’operato o la vita della persona. Vengono percepite come un qualcosa “esterno” ai propri pensieri. Si può essere più o meno consapevoli del fatto che non siano percezioni reali.

Esperienze assimilabili alle allucinazioni o ai deliri sono normali ad esempio nelle fasi di addormentamento o risveglio, non devono pertanto preoccupare. Sono comuni con l’uso di sostanze: alcune droghe hanno effetti specifici in questo senso.

La diffusione delle cosiddette “droghe leggere” pone l’interrogativo se queste possano favorire l’insorgenza o meno della psicosi, perché se così fosse, visto l’uso e l’abuso che viene fatto a età sempre più basse, varrebbe senz’altro la pena interrogarsi su quali misure preventive adottare in difesa di adolescenti e giovani.



Cannabis, Marijuana, THC


La cannabis è una delle sostanze stupefacenti più diffuse e usate del mondo. A livello sociale viene spesso tollerata, se non accettata, come sostanza alla fine dei conti non troppo pericolosa per la salute umana.

In alcune nazioni, come l’Olanda, il suo uso è stato liberalizzato anche se dal 2010 dovrebbe essere in vigore una sorta di “schedatura” dei consumatori e una diminuzione delle quantità acquistabili legalmente.

Da anni nel mondo scientifico si dibatte circa il grado di pericolosità di tale sostanza il cui principio attivo, delta-9-THC (conosciuto più semplicemente come THC), estratto dalla marijuana, possiede numerose proprietà anche terapeutiche.

Trattandosi di una sostanza psicoattiva, i ricercatori cercano, in particolare, di capire quali possano essere i suoi effetti nel tempo sul sistema nervoso centrale e nello specifico sul cervello.

Si tratta di ricerche non facili da condurre per una serie di ragioni: servono campioni sufficientemente ampi, è necessario seguire le persone per diverso tempo, bisogna sostenere i costi della ricerca – quindi servono dei finanziatori – il metodo di indagine deve garantire risultati affidabili e replicabili, statisticamente significativi, ovvero rappresentativi della cosiddetta popolazione generale, molto più ampia, ovviamente, rispetto al campione scelto.

Una importante ricerca è stata pubblicata sul British Medical Journal (BMJ) il 1° Marzo 2011.



L’équipe dei ricercatori


Rebecca Kuepper, Jim van Os,  Cécile Henquet (Department of Psychiatry and Neuropsychology, South Limburg Mental Health Research and Teaching Network, EURON, Maastricht University Medical Center, Maastricht, Netherlands), Roselind Lieb (Department of Psychology, Division of Epidemiology and Health Psychology, University of Basel, Switzerland), Hans-Ulrich Wittchen (Max Planck Institute of Psychiatry, Munich, Germany), Michael Höfler (Institute of Clinical Psychology and Psychotherapy, Technical University Dresden, Germany).

L’argomento: stabilire se l'uso di cannabis in adolescenza influisce sull’aumento del rischio di psicosi rispetto alla popolazione generale, considerando il ruolo che tale sostanza svolge rispetto alle manifestazioni sub-cliniche della malattia, ovvero quelle manifestazioni non rilevabili con gli attuali parametri di riferimento.



Alcuni dettagli sul campione


Tipo di studio: prospettico di coorte

Campione: 1.923 persone di età compresa tra 14 e 24 anni

Nazionalità del campione: tedesca



La ricerca


Da tempo non vi sono dubbi sull’associazione cannabis – psicosi. Il dibattito è aperto invece sull’ipotesi che la cannabis possa causare l’insorgenza della psicosi oppure che questa sostanza venga utilizzata come automedicazione in seguito alla percezione soggettiva di un disagio (causato dalla presenza di una psicosi non ancora manifesta) non valutabile clinicamente, ovvero con i parametri standard di riferimento.

Per dirimere la questione diviene, pertanto, fondamentale stabilire, nel corso degli anni, il momento di insorgenza di questa malattia in un gruppo di persone, indipendentemente dall’uso di sostanze. Per evitare che i risultati possano essere casuali è necessario un campione molto ampio da sottoporre a screening più volte durante un lungo periodo di tempo.

Nella ricerca qui esposta gli screening sono stati tre. Il primo ha permesso di stabilire la cosiddetta “baseline”, cioè il punto di partenza dove ci si è accertati che tutti i soggetti fossero idonei, il secondo, T2, è stato effettuato dopo 3 anni e mezzo e il terzo, T3, dopo 8 anni e cinque mesi.

In passato un interessante studio longitudinale (cioè che analizza una certa condizione nel tempo), durato ben 14 anni (Ferdinand RF, 2005), mise in evidenza due dati opposti: l’uso della cannabis era un predittore dell’insorgenza di psicosi in molto soggetti: si era, infatti, visto che un gran numero di persone che iniziavano a fare uso di tale sostanza sviluppavano poi una psicosi. Ma al contempo veniva utilizzato come auto-medicamento proprio a causa del disagio insito nelle fasi che precedono l’esordio psicotico. Questo duplice legame tra cannabis e psicosi, che si poteva definire bi-direzionale, non permetteva di valutare in modo certo se la cannabis fosse perlomeno una concausa dell’esordio psicotico, oppure una scelta inconsapevole, da parte di molti, per alleviare la sofferenza legata alla propria condizione di salute. Il dibattito su chi-precedesse-chi rimaneva quindi aperto.

Un altro problema affrontato dai ricercatori è rappresentato dalla possibilità che la cannabis produca effetti psicotici persistenti nel tempo. Non sorprende affatto che una sostanza psico-attiva possa determinare la comparsa di deliri o allucinazioni. Ma queste sono, solitamente, transitorie. Dopo un certo arco di tempo tendono quindi a scomparire, anche se è importante distinguere tra sostanza e sostanza. Nel caso della cannabis ci si è chiesti quanto questa potesse incidere proprio sulla transitorietà dei sintomi così difficili da individuare in fase di esordio. Non si tratta di un problema di secondo ordine: la cronicizzazione dei sintomi, come è facile immaginare, è strettamente connessa con la transitorietà.



Un discorso difficile da accettare...


Un ulteriore elemento di riflessione è legato al concetto di multifattorialità della malattia psichica. Le ricerche dimostrano come i fattori ambientali (ad es. l’organizzazione patologica della famiglia, traumi infantili, l’ambiente sociale, lo stile di vita, il contesto socio economico dove la persona vive) possono contribuire allo sviluppo di una patologia mentale.

I familiari di persone sofferenti di psicosi sono maggiormente a rischio rispetto alla popolazione generale. Ma gli studi svolti sui gemelli omozigoti, quindi con patrimonio genetico identico, dati in adozione, mostrano che non vi è la certezza che entrambi i fratelli si ammalino.

Tale discordanza dimostra, secondo alcuni studiosi, l’importanza degli stimoli ambientali, oltre che degli aspetti genetici, quali fattori alla base della psicosi. La cannabis può essere quindi considerata al pari di altri stimoli ambientali in grado di precipitare una condizione pre-clinica in psicosi.



Cosa è stato valutato


Lo studio effettuato dal team della dottoressa Kuepper è iniziato nel 1994 e ha visto, inizialmente, il coinvolgimento di 3.021 abitanti di Monaco (Germania) di età compresa come detto tra 14 e 24 anni. La popolazione è stata scelta in modo casuale. Tale metodo offre le maggiori garanzie di neutralizzare eventuali variabili incontrollate e consente di avere nel campione le stesse caratteristiche presenti nella popolazione generale.

A più riprese nel tempo è stata testata:

1 – l’associazione tra l’uso episodico di cannabis e le conseguenti manifestazioni psicotiche transitorie in soggetti che non avevano mai fatto uso della sostanza prima dell’inizio della sperimentazione

2 – l’associazione tra differenti livelli continuativi di uso di cannabis e i persistenti effetti psicotici in soggetti che avevano dichiarato di fare uso sporadico della sostanza all’inizio della sperimentazione.

Tutto lo studio si è avvalso di specifici metodi d’intervista e di valutazione clinica. Ha poi visto l’applicazione di una approfondita e sofisticata analisi statistica che in questo articolo non viene riportata per questione di sintesi. Gli interessati trovano tutta la ricerca al seguente indirizzo: http://www.bmj.com/content/342/bmj.d738.full


Risultati


L'uso continuativo di cannabis nei giovani potrebbe aumentare il rischio di disturbo psicotico, incidendo sulla persistenza (normalmente transitoria) di esperienze psicotiche.


I soggetti che non mostravano sintomi psicotici all’inizio della sperimentazione e non facevano uso di cannabis (oppure la usavano sporadicamente) hanno dimostrato un aumento del rischio di sintomi psicotici nel periodo che va dai 3,5 anni agli 8,4 anni (T2 – T3).

L’uso continuativo di cannabis invece comporta la presenza persistente di sintomi psicotici, nel periodo che va dall’inizio della sperimentazione a 3,5 anni, con un tasso del 31% (rispetto a un tasso del 20% delle persone che non fanno uso di cannabis) ovvero un aumento di rischio dell’11%. Nell’arco di tempo che va da 3,5 a 8,4 il tasso è stato del 14% (rispetto all’8% della popolazione che non fa uso di cannabis) pari a un incremento del 6% di rischio.

L'uso di cannabis è, quindi, associato ad un aumento del rischio di disturbi psicotici. L'associazione temporale fra uso di cannabis e l'insorgenza di sintomi psicotici, come pure il meccanismo con cui il consumo di cannabis porta a disturbi psicotici, rimangono sconosciuti. Il consumo di cannabis precedel'insorgenza di sintomi psicotici in soggetti senza storia di esperienze psicotiche; l'uso episodico di cannabis è associato a esperienze di episodi psicotici nell’arco di quattro anni.


In altre parole: nessuno di noi sa se ha una predisposizione per la malattia mentale oppure no. Ma se così fosse la cannabis potrebbe divenire "la chiave" in grado di aprire una porta che probabilmente sarebbe rimasta chiusa.


In una recente intervista la conduttrice della ricerca sottolinea l’importanza di avvisare gli adolescenti del rischio che corrono nell’usare tale sostanza che, aggiungo, viene sin troppo sottovalutata.