Le Fobie
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Maria saluta calorosamente gli amici, Lucia e il suo compagno, quindi lascia la casa. Passano pochi istanti quando il campanello dell’abitazione suona insistentemente.


E’ Maria, disperata, con le lacrime agli occhi. Irrompe nell’appartamento lasciandosi cadere sul divano, singhiozzando sconvolta. Lucia, visibilmente allarmata, insieme ai pochi ospiti rimasti, cerca di farsi dire cosa sia successo. Maria non riesce a parlare per via dei singhiozzi. Passano alcuni istanti di autentica preoccupazione generale. Maria lentamente si calma, sorseggia un po’ d’acqua, quindi dice di vergognarsi tantissimo. Lucia la rassicura, quindi la convince a spiegare il perché della sua disperazione.

Poco dopo essere uscita dalla casa, proprio sul pilastro che sorregge il cancello del cortile antistante la villetta, c’era un grosso scarafaggio appena illuminato da un piccolo lampioncino.

Maria non sa spiegare cosa le sia successo, nella semioscurità, nell’istante in cui si è trovata vicinissima allo sgradito insetto. Sono stati attimi di incontenibile terrore. Racconta che alla vista di tali insetti, e solo di questi, perde letteralmente il controllo di sé.

Marta, una delle ospiti, interviene dicendo che qualcosa del genere a lei accade alla vista dei cani, anche se vi è la presenza dei padroni.


Mario è un tecnico informatico di 28 anni. Da qualche tempo la folla, si tratti di un supermercato, di una via qualunque della città, di un ritrovo legato a manifestazioni o feste di piazza, gli provoca un forte disagio. Non riesce a spiegarsi la ragione, dato che è sempre stato un tipo abbastanza socievole. Di fatto, però, la sensazione di malessere si presenta, ormai, sempre più spesso, talvolta semplicemente a casa di amici. La situazione inizia a preoccuparlo, anche perché la fidanzata, all’inizio premurosa e comprensiva, inizia a lamentarsi della sua tendenza a isolarsi, declinando inviti o uscite organizzate dal gruppo “storico” che frequentano da tempo. Mario si rende conto che la situazione sta diventando molto pesante da sostenere, incide negativamente sul suo umore e sulla sua autostima, diventa causa di conflitto con la fidanzata che lo spinge a farsi aiutare in qualche modo, ma lui tende a rifiutare un intervento esterno…


Angela è una donna di 36 anni. E’ sempre stata molto socievole, ama la compagnia e ha un buon numero di amici che frequenta in modo costante. E' una persona mite, sempre pronta a farsi in quattro per chiunque.

Un giorno viene invitata a un trekking con la garanzia che non si tratta di nulla di impegnativo. In effetti è poco più di una passeggiata in una zona panoramica molto bella a metà tra mare e montagna. La comitiva procede speditamente verso l’obiettivo prefissato: il raggiungimento di una piccola spiaggia incastonata tra le montagne.

Ormai il mare è a un centinaio di metri dal gruppo, per arrivarvi bisogna solo percorrere uno stretto sentiero con una pendenza piuttosto accentuata. Angela inizia la discesa quando all’improvviso si blocca. L’altezza e la ristrettezza del sentiero la terrorizzano. Non riesce più a muoversi, inizia a piangere. Gli amici si rendono conto della situazione e cercano di rassicurarla come possono. Tenendola per mano, proteggendola da questa sua stessa paura, passo dopo passo la conducono verso la riva del mare. Una volta arrivata, Angela, si rasserena scusandosi con gli amici per la “scenata più forte di lei”.


Si potrebbero fare infiniti esempi di cosa sia la Fobia. Nel caso di Maria era legata a un insetto che, per quanto sgradevole, non giustifica una disperazione come quella che lei esprime. Mario si potrebbe dire che stia sviluppando una fobia "per la gente", quindi il suo problema si inscrive all’interno della socialità. Angela ha paura dello spazio aperto e dell’altezza, si immobilizza, entra in confusione, ha bisogno degli amici per uscire da una situazione bloccata. Eppure tutti i compagni hanno percorso quello stesso sentiero senza difficoltà.

Questi tre esempi sono il racconto di paure “irrazionali”, “eccessive” tendenti a divenire a volte “generalizzate”. Sono irrazionali in quanto sfuggono al controllo e alla comprensione della persona. Risultano eccessive perché vi è una notevole distanza tra la causa reale che le provoca e la reazione della persona. Infine, rischiano di divenire generalizzate quando si estendono gradualmente a situazioni e contesti più ampi: Mario ha iniziato a sentire disagio nei confronti della folla, solo col tempo tale disagio si è esteso anche agli amici più intimi.

Le Fobie sono strettamente legate all’Ansia, fattore questo che le rende particolarmente difficili da superare senza un aiuto. Di fronte a esse, spesso, le persone sviluppano, più o meno consapevolmente, un comportamento detto “evitante”, cercano cioè di evitare i fattori scatenanti che sono alla loro base. Talvolta questa strategia, per quanto un arrangiamento grossolano, funziona, nel senso che permette alla persona di non provare le spiacevoli sensazioni che la Fobia porta con sé, altre volte l’evitamento rappresenta una difesa fortemente limitante per la vita della persona stessa, fonte di isolamento, solitudine e insicurezza.

Va considerato, inoltre, che se è possibile evitare di trovarsi in spazi aperti come quelli del trekking di Angela e molto più difficile evitare l’incontro con la folla o con qualche insetto molesto. A ciò si aggiunga il prezzo della rinuncia che la persona deve sopportare: Maria se avesse saputo che nel giardino dell’amica avrebbe potuto trovarsi uno scarafaggio probabilmente non sarebbe andata alla sua festa, oppure, data l’ansia provata, sarebbe andata via prima. Mario è costretto a limitare le proprie relazioni sociali, nonostante questo non sia nella sua indole, isolandosi e perdendo preziose occasioni d’incontro e divertimento. Angela non avrebbe potuto godere dei bellissimi paesaggi che ha potuto conoscere grazie al trekking e si sarebbe privata dell’opportunità di conoscere una spiaggia esclusiva, insieme agli amici che stima.

In realtà la Fobia rappresenta qualcosa che viene relegato a livello inconscio. Lo stimolo, ad esempio lo scarafaggio, è solo il richiamo a una realtà particolarmente "carica" da un punto di vista emotivo. Una realtà che può essere più o meno circoscritta e pertanto affrontabile con relativa facilità, oppure il risultato di un disagio interiore più vasto, dato, probabilmente, da un insieme di vicende e vissuti non sufficientemente elaborate, anche se non necessariamente “rimosse” o sconosciute, ma forse sottovalutate e sotto stimate, in particolare dal punto di vista dei significati relazionali ed emotivi.

Affrontare una Fobia rappresenta di solito un’opportunità. Nel senso che il “sintomo” (se così vogliamo interpretare la Fobia) contiene al suo interno anche la soluzione del problema che l’ha generato. Porre in atto dei comportamenti “evitanti” può essere spesso limitante, come detto, e sicuramente non porta a risolvere il problema che si nasconde dietro la sua espressione.

In altre parole la Fobia, anche se potrà sembrare strano, è solo la rappresentazione di un problema che già c’è, ma non è il problema in sé. E’ il segnale di una condizione interiore che può essere opportuno affrontare con l’aiuto della psicoterapia; la possibilità di conoscere meglio sé stessi e i propri bisogni.