La Depressione
La Depressione Email

poi un’amica mi ha suggerito di fare una visita da uno specialista. Mi ha parlato di uno psicologo che conosceva bene.

 

Non volevo andare da uno psicologo, non volevo sentirmi malato. Ero sicuro di potercela fare da solo o almeno questo è quello che mi ripetevo. E’ passato così un po’ di tempo.

Mi sentivo triste ma non sapevo neanche io perché. Non avevo forze. Andare al lavoro stava diventando sempre più pesante, sarei rimasto a letto tutto il giorno, mi sentivo inutile. Anche le cose con la mia ragazza non funzionavano più. Lei era sempre più distante e fredda, sempre tesa. Io non avevo la forza di essere diverso anche se lei mi diceva che dovevo reagire, che era solo una questione psicologica e mi stavo fissando. Litigavamo sempre più spesso per ogni cosa. Un giorno scoppiò a piangere. Diceva che non ce la faceva più, che non se la sentiva di continuare e che io… ero un bambino, sempre pronto a prendere mai a dare.

Mi sono ritrovato ancora più solo. La notte non riuscivo a dormire e spesso piangevo. Ero disperato, non avevo più voglia di vivere una vita così.

La mia amica un giorno riprese il discorso di farmi aiutare. Mi disse che secondo lei ero depresso. Si offrì di accompagnarmi dallo psicologo se avessi voluto. Le dissi di si ma il giorno dell’appuntamento inventai una scusa dicendo che stavo troppo male.

Passarono altri due mesi. A volte stavo un po’ meglio, a volte sprofondavo nella tristezza più cupa che cercavo di nascondere soprattutto ai miei familiari e al lavoro.

Una sera fumavo una sigaretta nel balcone della casa dei miei. In quel periodo fumavo davvero tanto! Io ho sempre avuto un po’ paura dell’altezza ma quella volta guardavo giù e non avevo paura. Mi appoggiai alla ringhiera fissando proprio sotto di me.

Pensavo che mi sarebbe piaciuto stare bene e che non ci voleva così tanto. Ma non lo avrei mai fatto veramente, però l’idea di farla finita mi attirava molto. Non avevo quasi più amici e con i miei non ci parlavamo da molto. Mi resi conto, forse proprio quella sera nel balcone, di essere veramente solo. Le lacrime scendevano… non so come dire, da sole. L’unica persona che non mi aveva mollato era la mia amica. L’unica con cui potevo non nascondere la mia tristezza.

Finalmente un giorno chiamai il dottore che mi aveva indicato per fissare un nuovo appuntamento. Questa volta ci sono andato. Abbiamo iniziato gli incontri e piano piano ho scoperto che valevo molto di più di quello che credevo e che intorno a me c’erano tante cose, alcune anche “brutte”, di cui non mi ero accorto prima ma che era importante conoscere. Non so neanche io come è successo però a un certo punto sentivo che qualcosa stava cambiando dentro di me. Era come se mi stessi alleggerendo sempre più.

La depressione è brutta, anche se ho saputo che c’è gente che stava molto più male di me. Oggi sto bene. Ho imparato a accettarmi e a guardare le cose in modo diverso. Da un po’ di tempo sto con una ragazza e stiamo pensando di andare a vivere insieme. Stiamo bene insieme e quando possiamo ci divertiamo molto…”.


Roberto M.



Credo che questo breve racconto di Roberto descriva abbastanza bene una condizione molto diffusa: la Depressione. Roberto è un giovane che non sa il perché della sua sofferenza. Ha un’idea, certo, ma non riesce, da solo, a trovare una strada che lo aiuti a stare meglio. Così le relazioni con le persone a cui più tiene si deteriorano sino a perdere la ragazza e gli amici. Roberto non vuole mostrare la sua sofferenza, porta una maschera dietro alla quale cela un profondo disagio. Spesso il suo malessere non viene compreso, viene incitato a reagire, a “non fissarsi”, ma lui non ce la fa.

Arriva in terapia dopo un lungo periodo di sofferenza dove anche il pensiero della morte quale soluzione dei suoi problemi non è più così spaventoso come in passato.

Ha una amica che capisce la necessità di un aiuto adeguato, e con tatto, ma soprattutto pazienza, gli propone di rivolgersi a uno specialista. Roberto, tuttavia, ha paura. Teme che la psicoterapia possa far emergere fantasmi distruttivi nascosti nelle parti più profonde della sua personalità.

Quando si decide, ormai esausto, scopre una realtà molto diversa. Si accorge di essere una persona migliore di quanto non credesse, con una ricchezza interiore che gli consente di vivere relazioni appaganti lontano da modalità che lo rendono agli occhi degli altri, a volte, troppo difficile da accettare.

Attraverso il percorso della psicoterapia inizia a prendersi cura di sé in modo nuovo, attingendo dalle proprie risorse secondo modalità e tempi personali.



La Depressione è una condizione di profonda tristezza caratterizzata da:

-        perdita o aumento di peso a prescindere da eventuali diete

-        scarso interesse verso cose trovate piacevoli sino a qualche tempo prima

-        desiderio di dormire molto (ipersonnia), oppure insonnia

-        facilità al pianto

-        scarsa desiderio, oppure nullo, di incontrare gli altri

-        senso di fatica per molte delle cose della vita quotidiana

-        autosvalutazione

-        difficoltà di concentrazione

Questi aspetti non si presentano necessariamente tutti insieme e possono variare notevolmente da persona a persona e a seconda dell’età.

La Depressione infantile, ad esempio, può manifestarsi con aggressività o iperattività (Stark, 1995) e per questo essere difficilmente riconoscibile.

Anche negli adulti talvolta i sintomi possono apparire sfumati, soprattutto in quelle persone che cercano di dissimulare la loro condizione di sofferenza interiore. Per questo non è sempre facile capire chi stia vivendo un’esperienza così dolorosa. Questo insieme di condizioni, nella Depressione, si manifesta per periodi di tempo prolungati. In pratica, non si parla di Depressione se tutto ciò si risolve in pochi giorni. Infatti un episodio Depressivo, circoscritto in un breve arco di tempo, non equivale a “soffrire di Depressione”.

La Depressione può essere più o meno intensa e, stando alle ricerche, di diversa origine. Parliamo di Depressione “reattiva” quando questa è legata a un evento ben individuabile: può trattarsi della perdita di una persona cara, un amicizia importante, un legame importante.

Il lutto e la separazione fanno parte di questa categoria. Il “nucleo” del problema qui si identifica con una perdita reale, concreta. Ma esistono “vuoti” interiori o senso di perdita non necessariamente legati a persone in carne e ossa. Basti pensare alla perdita del lavoro. Non c’è dubbio che possa generare un’autentica Depressione. Anche dopo il parto, la cosiddetta Depressione Post-partum, si può provare una condizione di Depressione talvolta molto grave, eppure, apparentemente (ma solo apparentemente) non solo non si è perso qualcuno ma lo si è “trovato”. Si può in questo caso ipotizzare vi sia una “perdita ideale”. Al momento della nascita del figlio la mamma sperimenta il primo “distacco” da lui, e un non ancora definito incontro con un individuo diverso da quello immaginato e sognato. A tutto ciò si lega una variazione dei livelli ormonali molto importante. La Depressione rappresenta quindi, a volte, una perdita del tutto fantasmatica.

La Depressione difficilmente riguarda semplicemente una situazione contingente e solo quella. Se così non fosse, tutte le persone, in seguito a eventi di perdita ne soffrirebbero. Invece, di fronte alle avversità, anche quelle più dure, qualcuno reagisce in un modo, altri diversamente, anche se questo non significa essere migliori o peggiori di altri.

Coloro che avranno sperimentato esperienze di perdita durante le prime fasi di crescita saranno, probabilmente, maggiormente “esposti” alla Depressione, in particolare nel momento in cui dovessero verificarsi condizioni di vita avverse che richiamino, anche in modo indiretto, determinati vissuti.

E’ il caso di chi ha perso un genitore in tenera età, sia per via di un lutto che in seguito a una separazione dei genitori. Per questo, per il bene dei figli, quando le coppie decidono di dividersi farebbero bene a farsi aiutare da uno specialista: il senso di perdita vissuto dal bambino può venire attenuato notevolmente se si fanno i passi giusti, se la separazione non verrà vissuta in modo “distruttivo”. Del resto la disgregazione della famiglia è sempre fonte di allarme per un bambino: il suo mondo interiore, in via di definizione, vacilla e può divenire fonte di insicurezze che pongono le basi di un senso di abbandono interiorizzato e custodito, con più o meno consapevolezza, a volte per tutta la vita.

La Depressione coinvolge molti piani della persona: da quello affettivo (l’affettività in psicologia grosso modo indica l’espressione dei sentimenti) a quello cognitivo. Quest’ultimo risente spesso, nelle situazioni descritte, di una serie di pensieri “poco funzionali” dal punto di vista dell’adattamento alla situazione che si sta vivendo. E’ facile commettere una serie di “errori logici” dei quali difficilmente si è consapevoli.

A volte la Depressione non sembra collegabile a fattori, per così dire, contingenti. Si tratta delle situazioni più difficili da curare, ma questa eventualità sembra essere decisamente anche la meno probabile.

Ci sono diversi modi di affrontare la Depressione: l’aiuto farmacologico a volte diviene una risorsa importante. Ma, come detto in altre sezioni di questo sito, il farmaco, per quanto importante, non è “intelligente”. E’ in grado di agire sul sintomo, ma non sulle cause. Molte persone assumono farmaci antidepressivi per periodi di tempo lunghissimi, a volte per tutta la vita, anche quando questi non dovessero essere più efficaci. Come non chiedersi, in questi casi, il senso di un tale comportamento?

Il disagio durante la Depressione può divenire talmente acuto e insopportabile da lasciare degli spazi all’idea del suicidio. Che quest’ultimo sia un atto di auto-aggressività, un estremo, paradossale, atto di affermazione del proprio sentimento di vita o, ancora, il disperato tentativo di sopprimere una sofferenza divenuta pervasiva e incontrollabile attraverso l’annientamento del corpo, come ipotizzato da alcune teorie, può riguardare maggiormente l’impostazione che il terapeuta seguirà che il paziente stesso.

La Depressione viene descritta da molti come una “non vita” e per questo non andrebbe trascurata. Si tratta di una condizione da non sottovalutare, uno stato che ci segnala la necessità di un cambiamento nella nostra vita, anche se da soli può essere troppo difficile affrontarlo.

Per concludere, per quanto banale possa sembrare sottolinearlo, la Depressione non è “una scelta” della persona. Per questa ragione chi dovesse soffrirne non va svalutato o giudicato negativamente.

La persona che soffre di Depressione ha bisogno di sentire la “vicinanza” dell’altro, anche nel silenzio interiore che spesso in questa condizione comporta.