Lo Stress
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Il significato di questo termine è strettamente legato alla capacità di una persona, un’organizzazione, un sistema di adattarsi al mutare delle condizioni nelle quali si trova.

 

Ogni giorno vi sono innumerevoli fattori che richiedono un adattamento: basti pensare alle relazioni che ognuno intrattiene con l’ambiente di vita nel quale è inserito.

Durante la crescita apprendiamo numerose “regole” su cosa dire e non dire, sui comportamenti più consoni a determinate situazioni, sulle modalità di risoluzione dei problemi che ci troviamo ad affrontare. Si tratta di “regole” generalmente implicite, non sempre comunicate verbalmente, punti di riferimento importanti riguardanti “il miglior modo” di affrontare il nostro percorso di crescita. Senza rendercene conto, costruiamo a livello mentale una autentica “mappa” della realtà. Una mappa che ci permette, molto spesso, di sapere in anticipo come porci nelle diverse situazioni.

Un esempio banale: il bambino imparerà che il suo inserimento nella scuola materna, oppure in quella elementare, situazioni sino a quel momento sconosciute, superata la fase iniziale, diventerà una “routine” prevedibile senza la presenza di particolari rischi. Tuttavia il primo impatto con queste nuove realtà potrà non essere molto facile.

La domanda che possiamo quindi porci è la seguente: cosa sta vivendo quel bambino che si affaccia ad una realtà per lui nuova? Sicuramente uno stress. Il nuovo contesto si definisce “stressor”, ovvero un insieme di elementi che richiedono un importante adattamento. Tale adattamento coinvolgerà diversi piani: quello cognitivo (una realtà sconosciuta, con nuove regole diverse da quelle del mondo familiare), relazionale (persone nuove, compagni e insegnanti con ruoli e dinamiche relazionali sconosciute), emotivo (le emozioni potranno venire modulate in modo diverso), corporeo (il classico “mal di pancia” poco prima di andare a scuola).

Tale suddivisione in diversi piani ha una funzione solo espositiva: in realtà cognizione – relazione, emozione, corporeità fanno parte di un sistema molto complicato di interdipendenze reciproche. Il mutare di uno provoca cambiamenti anche su tutti gli altri.

Lo stress risulta pertanto essere (dal punto di vista psicologico) un adattamento complessivo, di tutta la persona, ad una determinata situazione. Potrà sembrare strano, ma lo stress è connaturato alla capacità di far fronte a una difficoltà. L’organismo, nel suo insieme, si “riprogramma” per far fronte alla situazione stressante. Qualunque essa sia.

Naturalmente, però, c’è un limite a tutto. Se l’adattamento rappresenta una capacità indispensabile per sopravvivere, l’iper-adattamento può rappresentare un serio problema da non sottovalutare. Facendo un esempio banale si può dire che se il motore di un’auto può girare al massimo dei giri per un breve periodo di tempo, è poco “salutare” mantenerlo su tale regime a tempo indefinito.

Ma come mai gli esseri umani, molte volte, fanno esattamente questo, ovvero vivono una condizione di stress per tempi decisamente prolungati senza che vi sia un reale costringimento in tal senso? La risposta richiederebbe un notevole approfondimento. In questa sede si può, tuttavia, prendere atto del fatto che i diversi piani, di cui abbiamo parlato prima, tendono a non funzionare più armonicamente. In altre parole si possono creare delle condizioni nelle quali, per quanto vi sia una certa consapevolezza della situazione che si sta vivendo, si “decide” di proseguire ugualmente sulla strada intrapresa. La parola “decide” è tra virgolette perché bisognerebbe chiedersi quanta reale consapevolezza vi sia nella scelta di vivere una situazione stressante a lungo termine, senza cercare una efficace soluzione (tecnicamente “problem solving”).

Scatta così una pericolosa trappola: dal momento che l’organismo, con la sua capacità di autoregolarsi anche attraverso il fenomeno dello stress, ci consente di proseguire su una strada che non a torto si può definire disadattiva, si permane in un contesto non adeguato alle nostre caratteristiche personali a tempo indefinito. Ma si paga un prezzo? Naturalmente si. Per quanto (consapevolmente o meno) possiamo essere convinti di non avere alternative, di non poter cambiare stile di vita, di non poter risolvere i problemi (quasi sempre in realtà sconosciuti) che ci sono alla base del nostro modus vivendi, un prezzo si paga sempre. La ragione di ciò può essere intuibile: tutto ha un limite. Ma se la nostra capacità di cogliere tale limite, per svariate ragioni, è in qualche modo compromessa, il rischio è di vivere con disagio la propria esistenza, magari arrivando a somatizzare la tensione emotiva che ne deriva.

Un piccolo esempio senza pretese: attualmente moltissime donne devono svolgere sia un’attività lavorativa fuori casa, che una, non più leggera (anzi!), a casa, in famiglia. Si trovano a far fronte alle richieste del datore di lavoro, dei colleghi oppure dei dipendenti, quindi del marito, dei figli e spesso dei propri genitori. Persone che non hanno, in effetti, tempo per sé stesse. Tale condizione può essere naturalmente fonte di stress. Spesso approfondendo la situazione di queste donne, che frequentemente somatizzano in vario modo l’eccessivo carico di lavoro (problematiche con il cibo, disturbi del sonno, irritabilità, mal di testa, tristezza, talvolta depressione, etc.), si scopre che vivono all’interno di un’organizzazione familiare dove i carichi sono ripartiti in modo eccessivamente squilibrato. La persona è consapevole di tale situazione e se ne lamenta, ma non riesce a trovare un rimedio.

Molto spesso alla base di tutto ciò si trovano dei sensi di colpa: “Se non facessi tutto questo non sarei una buona madre…”. Tali vissuti, che emergono facilmente in seduta o con tecniche quali il Training Autogeno nei gruppi, svelano una costellazione di regole apprese durante la crescita, spesso legate alle richieste genitoriali, delle quali la persona difficilmente è consapevole. Riacquisendo un proprio spazio, che può passare attraverso la responsabilizzazione dei figli o del coniuge, la donna scopre come possibile un suo personale spazio, pur rispondendo alle richieste e adempiendo ai suoi compiti di genitrice e lavoratrice.

Nell’esempio appena citato risulta evidente come il vivere una condizione i stress possa dipendere da fattori solo apparentemente immodificabili. Da fattori che traggono la loro forza nell’essere radicati nella concezione che “tanto le cose non si possono cambiare”. Nel momento in cui la tensione emotiva, quindi l'ansia, diminuiscono grazie a tecniche destressanti come il Training Autogeno o la psicoterapia, tutto viene ridimensionato. Lo stress è, infatti, un forte amplificatore delle emozioni. La sua riduzione, grazie a un intervento mirato, consente di vedere le cose con nuovi occhi.


Gli eventi imprevedibili

Molte volte lo stress è legato a fattori, stressor come detto, indipendenti dalla nostra volontà. Una malattia, un incidente stradale o domestico, un fenomeno naturale catastrofico sono un esempio di situazioni che ci impongono un adattamento. Altre volte lo stress deriva da fatti più o meno comuni della vita. In questo senso sono state fatte numerose ricerche e stilate delle classifiche. I dati vanno letti con un certo distacco, infatti molte ricerche non riguardano l’Italia e l’impianto metodologico non è sempre ineccepibile. Una classifica sicuramente celebre è quella di Holmes e Rahe, i primi 10 punti riguardano:

  1. Morte del coniuge
  2. Divorzio
  3. Separazione
  4. Prigione
  5. Morte di un familiare
  6. Malattia e infortunio
  7. Matrimonio
  8. Licenziamento
  9. Riavvicinamento tra coniugi
  10. Pensionamento


In definitiva, le cause dello stress sono molteplici. Secondo la classificazione di Darley (1986) abbiamo:

Eventi traumatici: terremoti, alluvioni, scontri armati, incidenti di varia natura, etc.

Vicende particolari e difficoltà croniche: avere figli, perdere il lavoro, andare in pensione. Ma anche malattie croniche, povertà, distacco coniugale.

Conflitti: ovvero la difficoltà nel dover scegliere tra cose con uguale importanza, oppure contraddittorie e mutualmente escludentisi.

Frustrazioni: situazioni che sono al contempo risultato di un conflitto che fonte di stress.


Conclusioni

Durate la vita dobbiamo adattarci a numerosi cambiamenti. Molto spesso tali cambiamenti sono fonte di stress. Lo stress, comporta una riorganizzazione dell’intero organismo e questo ci permette di affrontare le difficoltà e superarle. Ma al contempo i segni della stanchezza, dell’affaticamento, delle modifiche dell’umore ci appaiono meno nitidi. Questo può portarci a sottovalutare gli effetti dello stesso stress, effetti che hanno risvolti, a lungo termine, anche gravi.

Non affrontare la situazione stressante dipende spesso dal falso convincimento che sia “insolubile”, oppure dalla sensazione dell’inutilità di ogni azione.

In realtà sono decisamente poche le situazioni dipendenti da noi che non possono essere modificate. Chiedere un aiuto in questo senso può rivelarsi utile.

Esistono tecniche, quali il Training Autogeno, che nell’arco di alcuni mesi consentono di acquisire, attraverso un processo di destressamento, maggiore lucidità e un più efficace e creativo approccio alle difficoltà.


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Antonello Mosso

Psicologo
Psicoterapeuta



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